Film

10 Cloverfield Lane

La giovane Michelle, la notte in cui decide di fare le valige e lasciare il fidanzato, rimane vittima di un brutto incidente automobilistico. Perde conoscenza e quando si sveglia si ritrova in una stanza angusta, senza alcun collegamento con l’esterno. Pensa immediatamente di essere stata rapita e tenuta prigioniera, ma il suo carceriere insiste nel sostenere un’altra teoria. Le ripete che in realtà l’umanità sia stata vittima di un attacco batteriologico che ha decimato la popolazione e ha reso l’aria irrespirabile.

Insieme a Michelle e al suo salvatore/carceriere Howard, nell’attrezzatissimo bunker che li ospita vive anche Emmet, ex vicino di casa di colui che dice di aver salvato la ragazza dall’inferno chimico che si stava abbattendo sul pianeta. Emmet sembra credere alle spiegazioni di Howard, ma cede presto alle pressioni di Michelle, che nonostante mille dubbi, è determinata comunque a tentare la fuga e controllare con i suoi occhi che il mondo sia davvero finito.

 10 Cloverfield Lane è un film fortemente voluto dal suo produttore, quel JJ Abrams che portò sul grande schermo nel 2008 il mockumentary Cloverfield. Quel film, volutamente girato per sembrare amatoriale, ci raccontava di un gruppo di ragazzi che si trovavano a New York durante il violento attacco di una misteriosa creatura. 10 Cloverfield Lane, sebbene produttore e titolo continuino a far riferimento al film appena citato, sembra però non avere quasi nulla in comune con esso, se non qualche riferimento minimo.
Per buona parte del film ci sembrerà di star guardando un thriller ansiogeno. Ci svegliamo nel bunker insieme a Michelle e, sempre insieme a lei, analizziamo gli indizi e scegliamo se credere alla buona fede di Howard o se cercare invece una possibile via di fuga a tutti i costi. Nella seconda parte del film cambia tutto: l’atmosfera, la tensione, il rapporto tra i protagonisti. Il ritmo cresce, così come la sensazione di stare guardando un horror. Il regista Dan Trachtenberg confeziona così una pellicola che dice tutto e niente, che non fornisce né verità assolute né conclusioni.

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