Neanche il tempo di rilassarsi sul divano dopo le fatiche legate all’ennesimo salvataggio del pianete, gli Avengers sono di nuovo alle prese con una situazione delicata. Aver distrutto Ultron e le sue ambizioni di sottomissione dell’intera umanità sembra infatti essersi rivelata una pericolosa arma a doppio taglio.
Dopo aver tirato un sospiro di sollievo, i governi dell’intero pianeta sono unanimi nel concordare che il gruppo dei Vendicatori non possa più distruggere intere metropoli e opere pubbliche senza controllo, giustificando il tutto con un lapidario “era necessario”. Sembra un po’ bizzarro che dopo aver permesso loro qualunque cosa, i capi di stato si sveglino improvvisamente dal loro torpore dopo che un membro del team ha combinato l’ennesimo disastro, nel tentativo di limitare i danni di un attentato esplosivo.

Ancor più paradossale appare la concomitante crisi di coscienza di tutti gli altri membri degli Avengers, in particolare di quel Tony Stark che di fronte alla rabbia di una madre si lascia andare a mille pensieri, mettendo in discussione tutto il lavoro come giustiziere in armatura robotica. Sarà infatti lo stesso Stark il primo a cedere alle pressioni politiche che chiedono a gran voce l’introduzione di un codice di comportamento ed una linea di comando da rispettare prima di ogni azione degli Avengers sul campo. Vengono quindi stipulati i cosiddetti Accordi di Sokovia. Capiamo già da subito (se dal titolo stesso del film non fosse abbastanza chiaro) che l’affiatato team inizia a dividersi, nella fazione di chi ritiene l’accordo un male necessario e chi invece preferirebbe agire velocemente e senza condizionamenti politici. La fazione favorevole alla ratifica degli Accordi di Sokovia è capeggiata da Stark- Iron Man, che può contare sull’appoggio di Black Widow, War Machine, Vision (personaggio introdotto dall’ultimo Avengers), mentre l’altra fazione vede alla guida Steve Rogers- Captain America fiancheggiato da Scarlet Witch, Falcon,  Hawkeye.

Ma se così fosse, se fosse davvero solo questo a dividere i due principali leader dei supereroi Marvel, ci saremmo dovuti alzare in piedi nel cinema e urlare tutto il nostro disappunto per una banalità così tanto pubblicizzata. Per fortuna la trama si infittisce e nuovi intrecci si aggiungono. Ci viene ricordato che nel 1991 i Sovietici risvegliarono The Winter Soldier e riuscirono a “riprogrammarlo” riuscendo a creare una perfetta macchina da guerra al loro servizio e che lo stesso Bucky (che prima ho chiamato Winter Soldier) risulta non soltanto irrintracciabile, ma anche inaffidabile, non potendo essere completamente certi della sua lealtà. Il destino di Bucky sarà un altro motivo di scontro per Iron Man e Captain America, tra chi lo ritiene responsabile di un grave attacco terroristico e chi vorrebbe (da sempre) concedergli una seconda possibilità in nome di una vecchia amicizia.

E mentre le due fazioni danno la caccia a Bucky per scopi diversi, si aggiungono ad entrambe le squadre dei nuovi personaggi: il #TeamCap al completo vede anche la partecipazione di Ant-Man (che abbiamo apprezzato in un film in solitaria l’anno scorso) e lo stesso Winter Soldier che sembrava essere ancora una volta il villain della situazione.
Invece il #TeamIronMan schiera nelle sue file, oltre ai membri già citati poche righe fa, anche due new entry niente male: Black Panther e Spider Man. 

Saranno proprio questi nuovi personaggi, insieme agli sviluppi della trama e al rapporto tra i due leader di fazione, le cose più interessanti di Captain America: Civil War.

Black Panther, alter ego felino del figlio del sovrano di Wakanda, stato favorevole e tra i promotori dei Patti di Sokovia. Sotto la maschera nera e le movenze tanto agili quanto letali di Black Panther si cela un vero guerriero, addestrato da sempre al combattimento perchè membro della famiglia reale. T’Challa, questo il suo vero nome, si schiera dalla parte di Stark da subito, dimostrando personalità e notevoli doti atletiche, che gli consentono di tenere testa senza troppi problemi sia a Rogers che a tutti gli altri membri del suo team, animato da rabbia e desiderio di vendetta per la tragica morte del potente genitore. Questo personaggio viene qui semplicemente introdotto, ma avremo modo di approfondire la sua conoscenza in un futuro abbastanza prossimo, con un film interamente dedicato a lui e alla sua storia.

Il personaggio di Spiderman è invece molto noto al grande pubblico: oltre ad una serie animata famosissima e piuttosto datata, abbiamo visto negli ultimi anni ben 2 saghe cinematografiche dedicate a lui. Questo Peter Parker è però diverso da quello già visto al cinema: ci viene presentato come un ragazzino che ha appena scoperto di possedere dei poteri e che ancora non sa se indossare una maschera e andare in giro a combattere il crimine o fare finta di niente. Tony Stark lo sprona, lo porta dalla sua parte e gli implementa il costume con qualche gadget, facendo anche intendere che non gli dispiacerebbe approfondire la conoscenza anche della zia di Peter.

La “guerra” tra i due team è appena iniziata, ma nel film non mancheranno gli scontri ed i combattimenti, rappresentati tutti come incredibilmente veloci e ad alto tasso di agilità. Tutto il repertorio già visto nelle precedenti pellicole torna prepotentemente: muri sfondati, salti incredibili nel vuoto, esplosioni… eppure nessuno dei protagonisti sembra accusare alcun colpo se non qualche graffio. I migliori combattenti del mondo se ne danno di sana ragione e si sfiorano appena, chiedendosi perfino scusa dopo ogni sussulto di azione (ci sta che siano comunque amici e compagni, ma appare comunque poco credibile).

Dopo il successo di Captain America – The Winter Soldier i fratelli Russo sembrano consolidare il loro feeling con i cinecomics, portando sul grande schermo una storia poco originale ma ben fatta, soprattutto se paragonata alla più che diretta concorrenza di Batman V Superman, film della Warner dove a litigare fra loro erano i due eroi che davano il titolo al film stesso. Rispetto alla cupa pellicola della DC Comics, questa Civil War è scritta decisamente meglio, presenta un’azione crescente che evita picchi di noia e i nuovi personaggi vengono introdotti nella giusta misura.

Immancabile il cameo di Stan Lee, a cui vanno sempre i nostri più sentiti ringraziamenti.