Nell’immenso mare delle serie televisive crime è ormai difficile farsi strada se non si apportano novità importanti o non ci si affida ad un protagonista di spessore che da solo possa portare ascolti anche se le tematiche sanno di aria fritta.
Molto più spesso si rischia di rimanere solo una piccola anonima gocciolina, che inevitabilmente, finisce per perdersi.

Questo è stato il caso di Detroit 1-8-7, esperimento fallimentare di ABC inizialmente concepito come una sorta di documentario ma poi riadattato in corso d’opera a semplice procedural poliziesco.

1-8-7 è il codice che la polizia americana utilizza per identificare gli omicidi – anche se sembra che in realtà ad oggi si usi il 7-5-0 ma che l’altro sia rimasto nella cultura popolare -, e come ci suggerisce il titolo stesso di questa serie, seguiremo le vicende della squadra omicidi di una delle città più violente del nuovo continente, Detroit.

Una serie piatta e che veramente non dice niente di nuovo, che si sforza in tutti i modi di sembrare morbosa e cruda ma che scompare se paragonata ad altri crime, anche il meno riuscito. Come se non bastasse, il cast non presenta grossi nomi se non quello del protagonista, vecchia conoscenza vista in The Sopranos, nè tra le sue file troviamo qualcuno abbastanza bravo da farsi notare e che riesca ad alzare il livello.

Un vero peccato, se si pensa che in fondo, scavando tra i mille clichè, forse qualcosa di buono la si trovava.