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Downton Abbey

downton abbey

Con colpevolissimo ritardo ho scoperto solo pochi mesi fa che Downton Abbey poteva essere qualcosa di più che un noioso racconto delle vuote giornate di aristocratici inglesi boriosi.

Iniziata svogliatamente, con alcune puntate “introduttive” più pesanti di quanto potessi immaginare, comincia pian piano a rendersi interessante.
Nonostante le trame più da soap opera che da serie tv, Downton Abbey è giustamente considerato come una rara pietra preziosa nel panorama televisivo.

[ma soprattutto, come si potrebbe parlar male di una serie in cui c’è questa donna:

o a non apprezzare il fatto che buona parte degli attori che è passata di qui sia poi finita a Westeros (a recitare in Game of Thrones)

Tecnicamente impeccabile, curatissimo e così deliziosamente british, riesce a farti affezionare anche ai personaggi più “antipatici”, quelli con la puzza sotto il naso o quelli ridicolosamente circondati dalle più altezzose consuetudini dei primi anni del secolo scorso.


La famiglia Crowley ci viene presentata da subito come una ricca famiglia di aristocratici inglesi che vive e gestisce una grande tenuta di campagna nella contea di York, la Downton Abbey da cui il titolo. Tra un aggiornamento del gossip locale all’ora del tè e una battuta di caccia con un lontano cugino in visita, impariamo a conoscere ed amare questa famiglia:
il capofamiglia e sua moglie, così deliziosamente diversi da come me li aspettavo: rigidi sostenitori delle apparenze ma anche dal cuore d’oro e dalle menti più aperte di tante persone di questo ventunesimo secolo. Lui è un bonaccione, lo si vede quasi subito: nutre un grande amore per le sue donne e quello che rappresenta la tenuta che è chiamato ad amministrare, ha un rapporto molto bello con “gli anziani” della servitù, che mai tratta con superiorità invadente e difende a spada tratta gli amici. La moglie è americana, ma non lo da a vedere: di classe e sempre impeccabile, è convinta che la sua cameriera personale sia anche la sua migliore amica (grande errore il suo) e che le figlie siano delle santarelline (secondo grande errore). Ha sposato giovanissima un uomo che non amava, ma di cui si è poi effettivamente innamorata e vive felice tra prati verdissimi e le frecciatine della suocera.
Nonostante il grande amore che li circonda, il loro rapporto verrà più volte messo alla prova e spesso mi sono trovata a desiderare che qualcuno prendesse a sberle la signora Crowley, che non mi è stata mai particolarmente simpatica, ma che in alcuni momenti è riuscita a suscitare in me repulsioni anche piuttosto vivaci.

le loro tre figlie, ognuna viziata in maniera diversa: chi altezzosa ed orgogliosa, chi spaesata dalla troppa sfortuna che la circonda, chi determinata a non passare i suoi giorni con le mani in mano, nascosta dietro il velo dell’aristocrazia. Ognuna è antipatica a modo suo, ognuna sfortunatissima nella sua personalissima maniera. Le disgrazie che sono successe in tre stagioni a queste tre ragazze, soprattutto quando si parla di fidanzati o pretendenti, non si contano.

la servitù, sicuramente i personaggi più interessanti. Se vi aspettate maggiordomi pettegoli, cameriere frustrate e governanti bigotte non resterete affatto delusi. Ma se vi aspettate SOLO questo, siete completamente fuori strada. La servitù è protagonista di una sotto-serie a sè, con trame e sottotrame, intrecci degli di una saga cinematografica, senza farci mai mancare il lato comico o sentimentale. Quello che però mi ha maggiormente colpita di questi poveri diavoli sottopagati e vestiti con cuffiette e grembiuli, è però l’assoluta fedeltà e rispetto che (alcuni di loro) nutrono nei confronti della famiglia per cui lavorano.

Se poi dobbiamo fare i pignoli e andare a cercare il pelo nell’uovo, buttiamoci sui dettagli “tecnici”. Dicevo all’inizio che questa serie è “tecnicamente impeccabile” e dicevo proprio sul serio, senza esagerare: leggevo da qualche parte che ogni episodio della serie costi più di un milione di sterline, ma credetemi sulla parola, si vede!
Considerato quanto poco curati appaiano altri show, questo è senza dubbio una succosa eccezione: non ero troppo distratta da bellocci o da trame intricate, quindi avevo l’occhio critico vigile, eppure non ho notato sbavature, illuminazioni pessime, inquadrature alla membro di segugio, movimenti inspiegabili, voli pindarici delle sceneggiature e cose del genere.
I costumi poi… dopo The Borgias non credevo di riservare altro amore irrazionale per altri costumisti/sarti/responsabili dei costumi, eppure eccomi qua a tesserne le lodi!

L’unico appunto che mi sento di rivolgere a questa splendida serie riguarda alcuni salti temporali tra un episodio e l’altro, spesso forzati, spesso neanche indicati, tanto che a volte ci ho messo più tempo del dovuto a capirci qualcosa…

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