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Elementary

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Questo Sherlock Holmes in chiave moderna riprende nomi, luoghi e caratteristiche dell’originale detective protagonista dei romanzi di Sir Conan Doyle, cambiando però ambientazione e linea temporale.
Come già visto per Sherlock, serie tutta british che narra vicende del tutto simili, il consulente investigativo Sherlock Holmes, ex tossicodipendente ma geniale nell’arte della logica e della deduzione termina il suo periodo di riabilitazione e torna a collaborare con la polizia per risolvere alcuni casi. Ad affiancarlo ci sarà l’ex chirurgo Joan Watson, sua terapista di riabilitazione.

Il rapporto tra i due sarà inizialmente inevitabilmente complicato, ma ben presto inizieranno a fidarsi l’uno dell’altra e a trovare un equilibrio. Banale? Decisamente sì, soprattutto se pensiamo a quanto il nome del celebre investigatore londinese sia stato usato ed abusato, non solo con il già citato Sherlock della BBC, ma anche al cinema.
Eppure qualcosa di originale, per fortuna, gli sceneggiatori ce lo hanno messo.
L’ambientazione newyorkese toglie fascino ma aggiunge ritmo, Watson donna farà storcere il naso ai puristi ma aggiunge brio. Il permaloso Lestrade viene sostituito (ma è presente ugualmente) da un serioso detective americano ed il suo collega.

Poche novità e tanta ispirazione, quindi, per questa serie crime tutto sommato leggera e godibile, che ha come punto di forza una coppia di attori affiatatissima e ben conosciuta ai fan del vecchio e rimpianto Ally McBeal.

A mio modesto parere questo telefilm avrebbe funzionato, e forse anche meglio, se i protagonisti non fossero ispirati alla coppia Holmes-Watson ma fossero stati due anonimi cittadini appassionati di letteratura vittoriana.

 

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