Lee Pace ha smesso di infornare torte in Pushing Daisies e si è calato nei panni dello scaltro ed enigmatico Joe McMillan, ambizioso ex venditore dell’IBM.
Sparito all’improvviso per poi ricomparire più di un anno più tardi alle porte di un’azienda concorrente in cerca di lavoro, McMillan ha una sola idea in testa: costruire un computer migliore del pc della IBM. Siamo negli anni ’80, i personal computer erano ancora in fase embrionale, le aziende che producevano computer si contavano su una mano e gli ingegneri informatici o elettronici che potevano metterci le mani o anche solo capire come funzionava il sistema erano ancora pochi e considerati visionari.

Il progetto è dunque ambizioso e sfiora pericolosamente lo spionaggio industriale, ma McMillan è determinato a farcela, tanto da reclutare, con modalità parecchio eccentriche, i due ingegneri che lo affiancheranno, loro malgrado, in questa avventura: il geniale ma represso Gordon Clark e la novellina Cameron Howe, un maschiaccio ben inserita in un mondo ancora troppo maschilista, che vivrà con Joe un rapporto di attrazione/conflitto interessante. McMillan fa leva sui loro istinti e li coinvolge da subito, tentandoli con la promessa di fama e successo, trasformando le loro passioni in un vero e proprio lavoro.

Nel pilot, se riusciamo a sopravvivere ai primi 20 minuti introduttivi (ma scopriremo poi, per nulla inutili), vediamo due folli in un garage, come le leggende metropolitane spesso ci raccontano che siano nate delle grandi idee nel ramo dell’informatica e già questo lasciava presagire qualcosa di estremamente interessante. Poi, la luce: si prende un pc, lo si apre e lo si studia, per carpirne i segreti. Momenti veramente belli, che siate o meno ingegneri o informatici.

Com’era prevedibile, la IBM non starà certo a guardare, e sicuramente durante i 10 episodi che andranno in onda ne vedremo delle belle.