Serie TV

Into the Badlands

In un futuro sconvolto da guerre, l’umanità torna alle origini e si riorganizza in feudi e piccole comunità con a capo violenti signorotti (Baroni) che tengono in pugno masse di schiavi e si preparano alla guerra con le comunità vicine. I loro eserciti sono formati essenzialmente da pochi elementi super addestrati, veri e propri maestri delle arti marziali acrobatiche e dell’uso delle lame (vengono chiamati, manco a farlo apposta, Lame). Le Lame sono paragonabili agli antichi samurai, abili guerrieri con un rigido codice d’onore da seguire ed un’assoluta fedeltà al proprio Barone e alle sue leggi.

  

Ma questa è solo la premessa di Into The Badlands, il contesto in cui si muovono i due protagonisti principali della storia: il guerriero Sunny ed il suo giovane amico, a cui lo stesso Sunny ha regalato la libertà e che con lui inizierà un viaggio alla ricerca di se stessi (un classico).

The wars were so long ago, nobody even remembers. Darkness and fear ruled until the time of the barons, seven men and women who forged order out of chaos. People flocked to them for protection. That protection became servitude. They banished guns and trained armies of lethal fighters they called Clippers. This world is built on  blood.  Nobody is  innocent  here. Welcome to the BADLANDS.

Ispirata dal classico della letteratura cinese Il viaggio in Occidente, Into the Badlands ha fatto registrare un nuovo record per quanto riguarda gli ascolti al debutto, spodestando Blindspot e Supergirl. Infatti ben 6,4 milioni di americani hanno seguito la premiere, con uno ottimo 3.2 di rating nel target demografico 18-49. Nonostante questi numeri, il pilot di Into the Badlands non è riuscito a superare il record dell’emittente AMC, ancora saldamente in mano a Fear the Walking Dead, la cui prima puntata è stata seguita da 10 milioni di americani.

  

Numeri che fanno un po’ impressione e che potrebbero essere un’arma a doppio taglio per lo show, che tra capriole, assassini in stile orientale e paesaggi mozzafiato, sembra quasi peccare di presunzione, proponendo tematiche spirituali e dense di significato, intervallate da scene di pura azione e sangue. Sembra quasi di perdersi nelle infinite dinamiche interpersonali messe sul piatto dagli autori (che sono anche gli ideatori di Smallville, Al Gough e Miles Millar) e nelle mirabolanti gesta delle Lame, in un connubio tra lontano oriente e medioevo, con evidenti riferimenti al mondo dei fumetti.

Ma al di là della troppa carne al fuoco e del taglio fumettistico della serie, non si può non apprezzare l’accurata caratterizzazione di tutti i personaggi principali, l’interpretazione che ne fanno gli attori e l’accurata fotografia.

Back to list

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.