Serie TV

Pitch

pitch

Ginny Baker (Kylie Bunbur) era una bambina che amava il baseball. Suo padre è stato il suo primo allenatore ed il suo mentore, colui che l’ha spronata a dare sempre il massimo, per anni, fino a quando Ginny quel “massimo” lo ha finalmente raggiunto. Sarà infatti la prima donna a giocare da professionista nella Major League americana.

Inevitabilmente gli occhi di tutto il mondo si poseranno su di lei, il giorno del suo debutto sul diamante. Per la giovanissima Ginny, nata nella piccola Torboro, North Carolina e che ha dedicato tutta la sua vita al suo sport preferito, sacrificando gli affetti, é come avere il peso del mondo sulle spalle. In particolare, per Ginny é fonte di grande ansia soprattutto il fatto di essere diventata l’idolo di molte bambine, che sperano un giorno di poter essere al suo posto.

  

Ma su Ginny sono puntati anche gli occhi di noi telefili, che aspettavamo di vedere quanto femminismo ci fosse in questo Pitch. In un ambiente completamente virile e dominato dal maschilismo, Ginny è orgogliosamente donna, coraggiosa come ci si aspetterebbe, decisa a prendersi il posto che le spetta.

Attraverso alcuni flashback, ci viene mostrata la vita di Ginny, il suo rapporto con il padre, che riversa su di lei il peso di una mancata carriera da professionista nel baseball, fino all’incontro con un talent scout dei San Diego Padres, squadra di Major League che si interesserà a lei dopo la vittoria del campionato regionale. Da quel momento i sogni della ragazzina di Torboro si fanno sempre più vicini, e ad accompagnarla nel difficile percorso la aiuterà Amelia Slater (Ali Larter), sua agguerrita manager e l’ex compagno ritrovato Blip Sanders (Mo McRae), il cui primo compito come amico sarà quello di difendere la nuova arrivata dall’allenatore Al (non particolarmente entusiasta di vederla in campo) e dal capitano dei Padres, l’esperto Mike Lawson (Mark-Paul Gosselaar), anch’egli inizialmente riluttante al pensiero di condividere lo spogliatoio con Ginny.

Per noi latini, cresciuti a pane e gioco del calcio, riuscire ad entrare nell’ottica delle regole e piccoli rituali di uno sport così complesso come il baseball parrebbe un’impresa titanica. Invece Pitch riesce con maestria a presentare questo mondo in maniera non troppo tecnica ed accessibile. I personaggi, pur apparendo decisamente stereotipati e prevedibili, regalano comunque un adeguato livello di complessità che ci porterà ad evitare facili giudizi su ognuno di loro. E dopo aver tanto parlato di trama e caratterizzazione dei personaggi, una parola sull’aspetto tecnico di questo show targato FOX, che non annoia e che dosa con sapienza ritmi ed emozioni: forse uno dei pilot più belli della stagione, dall’ottima regia.

Back to list

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.