Serie TV

Quantico

Quando ci apprestiamo a recensire una serie che sembra piacere a tutti, abbiamo sempre il timore di sembrare a tutti i costi contro corrente o – peggio – parlarne in termini entusiasti nonostante non ci abbia fatto impazzire. Ma dato che non abbiamo voluto mai essere nè polemici nè accondiscendenti, rispettiamo la tradizione e parliamo senza lasciarci influenzare dalle opinioni altrui. Un preambolo pomposo ed inutile che, si sarà capito, è servito a far capire che Quantico, osannata un po’ ovunque, da queste parti ha avuto un’accoglienza che definire tiepida è un eufemismo.

Le reclute, così come le matricole o gli stagisti, fanno sempre un po’ tenerezza allo spettatore, a cui piace da matti osservare gente imbranata ma anche ambiziosa che lotta contro aspettative dei superiori e bullismo dei pari. Lo sappiamo noi e lo sanno bene quelli di ABC. Anche il produttore esecutivo Mark Gordon si sarà trovato a casa tra questi giovani alle prese con un addestramento pesante e con tresche da corridoio, lui che da anni è braccio destro della maestra del genere Shonda Rhimes.

  

Quantico parte tale e quale a Grey’s Anatomy, e non è nè una mia intuizione nè una forzatura: se ne sono accorti praticamente tutti: una bella ragazza ed un belloccio senza arte nè parte si incontrano su un volo per la capitale e finiscono per consumare una sveltina in auto, durante la quale lei riesce a rovinare l’atmosfera almeno un paio di volte sfoggiando il suo talento deduttivo. I due si ritroveranno poi CASUALMENTE come compagni di corso a Quantico, nell’Accademia dell’FBI. Sotto l’ala protettrice del loro principale istruttore Liam O’Connor, le giovani reclute dovranno imparare ad usare una pistola, a riconoscere e prevenire una minaccia terroristica e a non fidarsi mai di nessuno, meno che meno dei propri compagni. Questo è ancora più evidente quando, nemmeno all’inizio del pilot, vediamo un flash forward con la nostra protagonista stesa tra le macerie ancora fumanti di un attentato terroristico nella città di New York (ancora), e subito interrogata dai colleghi dell’FBI, che le indicano come potenziale autore della strage proprio un suo ex compagno di accademia.

La serie continua così in ogni puntata, tra flashback e salti in avanti che ci mostrano il fatto compiuto, per poi indagare pian piano a ritroso le dinamiche che hanno portato a quegli eventi. Un espediente già visto recentemente in How to Get Away with Murder e che sembra piacere sempre. Peccato però che l’intero cast sia scelto appositamente per essere nazional popolare ed accontentare tutti, e che la tensione che dovrebbe esserci nello spettatore, che sa già che c’è una talpa e gioca allo Sherlock Holmes cercando di carpire indizi un po’ qua e un po’ là sia veramente minima. Si parla di spie e di terrorismo ma si respira aria da soap opera; questo potrà piacere ad una certa fetta di pubblico, ma a noi che associamo Quantico a ben altre dinamiche, questo sembra solo un tentativo di replicare il successo di altre serie (stessa rete e stessi produttori) ma in salsa più drammatica.

   

Tutte queste “critiche” (non che io abbia detto che è una brutta serie o che annoia, ecc.) non impediscono comunque di seguire Quantico con piacere, considerando che in fin dei conti è un prodotto di qualità, con ottimi dialoghi e con una gran quantità di storie ben incastrate tra loro. Solo ci aspettavamo di meglio.

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