Con colpevole ritardo, sono qui a scrivere due parole su quello che è stato il secondo grande colpo piazzato da Shonda Rhimes dopo Grey’s Anatomy, ben più apprezzato dell’antecedente Private Practice (e del dimenticato Off The Map) e ancora ben presente nel palinsesto della ABC.

Scandal si propone come un political drama (e sappiamo bene quanti ne siano successivamente spuntati) con al centro di tutto una donna forte ed un segreto che le condiziona vita e carriera. Olivia Pope è infatti un’intraprendente avvocatessa che decide di seguire le orme del suo mentore ed entrare a far parte dello staff per la campagna elettorale dell’allora governatore Fitz Grant, repubblicano. Da subito si fa notare per il piglio deciso e per la sua intelligenza, ma ben presto la stima reciproca tra lei e Grant si tramuta in un sentimento più forte ed i due iniziano una relazione clandestina, fatta di grandi passioni ed altrettanto grandi segreti. Perchè Grant mira alla Casa Bianca ed è anche sposato con due pargoli (e si sa, per i repubblicani la famiglia è un super valore).

Una volta divenuto presidente, Olivia diventa direttrice delle comunicazioni della Casa Bianca, ma dopo poco si licenzia e decide di aprire un proprio studio, a metà tra uno studio legale ed un’agenzia di investigazioni, chiamato semplicemente Olivia Pope and Associates, ma che ha come motto “gladiators in a suit” (e durante le stagioni ce lo ricorderanno mille volte).

I suoi colleghi sono persone particolari: avvocati, investigatori e persino ex dipendenti della CIA, tutti accumunati da un profondo sentimento di rispetto e gratitudine nei confronti di Olivia, che in un modo o nell’altro, li ha salvati da situazioni difficili (un buon modo per assicurarsi la lealtà di un dipendente è salvargli la vita, su questo non ci piove). In ogni episodio, Olivia ed il suo agguerrito staff si troveranno a risolvere i problemi di personaggi più o meno noti, a salvare le apparenze e a preparare i loro clienti ai più duri processi penali, seguendo delle metodologie decisamente poco ortodosse ma senza dubbio efficaci. Come ci verrà spiegato da subito, ad Olivia non interessa risolvere crimini o trovare colpevoli, ma solo vincere le cause o salvare l’immagine pubblica dei loro clienti.

immagine da http://tvshowextra.com/

Sullo sfondo, un rapporto di rispetto/contrasto con la Casa Bianca ed il suo coinquilino più importante, con il costante timore che la relazione clandestina diventi di dominio pubblico e comprometta la presidenza dell’uno e la credibilità dell’altra.

Shonda Rhimes torna quindi a presentarci il suo modello di donna forte ed indipendente, che abbiamo avuto modo di apprezzare recentemente con un prodotto molto simile a questo, How to Get Away with Murder e che continua a piacere. Ma mentre nel suo nuovo prodotto, la protagonista è un brillante avvocato e una severa ma ottima professoressa, la Olivia Pope che conosceremo in Scandal appare circondata da un’aura che lei stessa non ha fatto nulla per conquistarsi. Ci viene presentata quasi subito come una donna da temere e riverire, da non fare mai e poi mai arrabbiare e che, con la sola forza della sua presenza in una stanza, mette tutti al tappeto. In realtà lei non fa nulla per guadagnarsi questa fama se non avere un paio di buone idee e una splendida chioma corvina sempre in ordine. Inoltre, quella che ci viene presentata come una grande storia d’amore clandestina è a conti fatti una tresca tra il capo ed una attraente subordinata (mai visto, eh…) in cui lui non ha il coraggio di compromettere la carriera chiedendo il divorzio (o usa la carriera come scusa per tenersi moglie ed amante) e lei che si licenzia invece di prenderlo a sberle.

La serie merita invece per i dialoghi e gli ottimi protagonisti, oltre che per un ritmo azzeccatissimo.