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Scorpion

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Dopo la scorpacciata di serie a tema tecnologico/nerd ambientate chi negli anni pionieristici dell’informatica di consumo (Halt and Catch Fire) chi nella mecca della tecnologia (Silicon Valley) e dopo aver ormai “adottato” tutta la famiglia di Big Bang Theory, mancava ancora all’appello la premiata coppia di autori Orci/Kurtzman per regalarci l’ennesima serie che parlasse di cervelloni. I due hanno infatti scritto e prodotto per la CBS l’adattamento della vera storia di un team di intelligentoni assoldati dall’FBI per venire a capo in breve tempo di ogni tipologia di emergenza in cui siano richieste competenze informatiche o ingegneristiche.

Come da tradizione, nel team non mancano geni disadattati o con difficoltà relazionali, il sapientone e la donna che in Italia verrebbe etichettata come maschiaccio (o peggio). Tutto secondo i canoni insomma, tutto già visto. Allora cos’è che dovrebbe rendere Scorpion diversa dalla concorrenza, attraente per un pubblico abbastanza vasto e meritevole di essere vista in questo già affollato autunno televisivo?

In teoria lo sforzo maggiore è stato fatto nella scrittura, nel ritmo e nell’azione, cercata e voluta a tutti i costi, come se il QI dei protagonisti non dovesse bastare a risolvere magagne o a creare ascolti e fossero necessari inseguimenti, urla e minacce di stragi imminenti. Spesso guardando il pilot mi sono trovata a pensare che fosse un clone di Hawaii-five-0 (la versione recente, a cura degli stessi autori), che credo sia la serie più tamarra e trash dell’ultimo decennio, solo recentemente spodestata da Z-nation di SyFy.

Ma tornando a Scorpion, prima di concludere questa breve recensione diamo un’occhiata più da vicino ai nostri protagonisti:

– Walter O’Brien, enfant prodige dell’hackeraggio informatico, reclutato in giovane età dallo stesso agente che incontreremo nel pilot perchè in grado di violare il sistema informatico della NASA. Lo rincontriamo anni dopo a capo del team di cervelloni di qui sopra, semplicemente perchè lui crede di essere migliore perfino di loro. A mio modesto parere un leader più insopportabile non potevano trovarlo. In soli 40 minuti avrà ribadito 100 volte quanto il suo QI svettasse rispetto al resto dei comuni mortali, si crede un bellone irresistibile e tratta tutti con quella superiorità che non perdonerei nemmeno ad Alan Turing (per dirne uno). – Toby Curtis, psicologo (credo) comportamentalista, un hipster che studia linguaggio del corpo e indovina pensieri ed azioni altrui. Forse quello che mi ha meno deluso dell’intero gruppo.
– Happy Quinn, la femminuccia del gruppo, genio della meccanica (e tristemente stereotipizzata in maschiaccio per questo), che almeno dimostra senso pratico e sembra non essere la solita bella statuina.
– a chiudere il cerchio non poteva mancare il matematico con problemi relazionali (per prendere la questione alla leggera) Sylvester Dodd.

Rifiuto di menzionare l’immancabile donna piacente ma dalla vita difficile il cui compito pare esser quello di tramite tra i comuni normo-intelligenti e i sapientoni e che – immancabilmente – creerà un legame particolare col protagonista. Mi rifiuto perchè ho già detto mille volte quanto questa serie sia piena di stereotipi.

Scorpion è dunque una serie che gioca molto con clichè ed azione, che non regala nulla di nuovo se non una dose settimanale di adrenalina e tecnologia, ma in cui tutto si vede tranne formule matematiche o programmazione (il caro vecchio codice, per intenderci). Una serie che ci vuole far credere di essere nerd ma che davvero lo è pochissimo.

(c) immagini: http://www.tvmediainsights.com – http://www.bestmovie.it/ – http://665880566.r.lightningbase-cdn.com/ – forbes.com

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