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Shameless

A Chicago vive la famiglia Gallagher: padre alcolizzato senza speranza, madre scappata via a gambe levate alla prima occasione e 5 pargoli, di tutte le età. La primogenita, Fiona, è il capofamiglia. Poco più che ventenne, lavora precariamente un po’ ovunque per mandare avanti la baracca. I suoi due fratelli adolescenti sono sempre in mezzo a qualche guaio: uno di loro, Lip, gran cervello ma poche occasioni per usarlo al meglio, ma con una ragazza problematica e l’altro alle prese con la sua omosessualità da nascondere per diversi motivi. Ci sono poi un altro fratello minore, Carl, con l’hobby di torturare poveri animaletti indifesi, una sorella decisamente fuori dagli schemi (persino per una famiglia del genere) ed il piccolo Liam, adorabile neonato dalla carnagione più scura dei fratelli maggiori. Ognuno di loro contribuisce al sostentamento della famiglia e a risolvere gli eventuali problemi che inevitabilmente si verranno a creare, soprattutto grazie al caratteraccio menefreghista di Frank, il padre nullafacente che vive a spese dello stato come finto invalido e che non si è mai mostrato attento ai figli come alle birre e alle pasticche. Eppure un uomo del genere non lo si riesce ad odiare del tutto; a modo suo è un collante fantastico per trame e personaggi, entrambi simili alla serie originale (un format inglese piuttosto famoso). Da essa però, questo remake è riuscito a distaccarsi e crearsi un’identità ben precisa (compito non riuscito ad esempio a Skins o Being Human), grazie agli sforzi degli autori e di un network come la Showtime. Scoperta per caso dopo averne letto solo lusinghe e dimenticata nell’hard disk da troppo tempo, questa serie mi ha conquistata da subito (e non succede spesso) e la consiglio a tutti gli scettici. Sorvolate sulla nebbia di sfighe e miserie della famiglia Gallagher e lasciate che i suoi componenti vi conquistino con le loro stramberie. 

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