Serie TV

Sherlock

Dalla mente geniale e anche un po’ perversa ed abile nell’attirare fan verso la disperazione di Steven Moffat (famoso tra le altre cose per essere l’ultimo tra gli autori – in ordine di tempo – di Doctor Who) è nata questa perla di rara bellezza in un contesto – i crime drama inglesi – già ricco di serie di notevole qualità. In questi ultimi anni in cui è tornato prepotentemente di moda, abbiamo visto il personaggio di Sherlock Holmes declinato in diversi modi, ma qui Moffat è riuscito nella faticosa quanto audace impresa di adattare la brillante mente deduttiva del personaggio ad un’ambientazione moderna, cambiandone radicalmente il modo di operare senza snaturare le caratteristiche del personaggio. Holmes rimane infatti quello che è sempre stato: un personaggio sopra le righe e fuori da ogni schema se non quello della logica pura, che regola il suo pensiero, la sua mente catalogatrice e la sua memoria infallibile. Ma per quanto unico e diverso da tutti gli altri, egli è del tutto inserito nell’epoca in cui vive: le ricerche le fa su internet, comunica con gli smartphone e il suo fedele amico Watson, invece di prendere appunti per un romanzo che narri le gesta dell’illustre partner, decide di dedicargli un blog. Come se l’attenzione ai dettagli, un cast eccezionale e la fedeltà alle trame originali dei romanzi di Conan Doyle (seppur anch’essi adattati ai giorni nostri) non bastassero a rendere questa serie tremendamente vicina alla perfezione, c’è anche da sottolineare il salto di qualità realizzato con la bromance Holmes-Watson, coppia di amici veri al limite del romantico già tra le righe dei romanzi, ma cui arricchita di pathos, giochi di sguardi e di pensieri che hanno – a ragione – scatenato un esercito di fan accaniti e scrittori di fanfiction assatanati. Questa serie è infatti riuscita in pochissimo tempo a creare intorno a sé un fandom accanito, fiero e numeroso come pochi, che ha conquistato la rete.

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