Serie TV

Speechless

Una comedy familiare con protagonista un adolescente disabile. Quando ho letto queste poche parole che descrivevano in sintesi la trama di Speechless, ad inizio estate, ho storto il naso, pensando immediatamente alla solita comedy perbenista e farcita di buoni sentimenti.

Poi la serie inizia, e ci ritroviamo davanti agli occhi 20 minuti di dialoghi velocissimi e l’abbattimento di ogni stereotipo televisivo. Il ragazzino disabile, affetto da paralisi cerebrale, é a conti fatti il più sveglio e cinico di tutti e vive il suo ruolo da protagonista a pieno, creando e gestendo le situazioni a suo modo. Odia generare pietà nel prossimo e lo fa capire nonostante gli manchi la parola (come capiamo dal titolo stesso della serie). I suoi fratelli sono altrettanto interessanti e promettono scintille nell’interagire con i loro banali e stereotipabili compagni.

I tre ragazzini sono costretti a cambiare continuamente quartiere per l’iperattività della loro mamma, che animata dalle migliori intenzioni, é alla ricerca di una scuola che tratti nel migliore dei modi possibile il suo ragazzo speciale. L’ultimo trasferimento in ordine di tempo li porta a Newport Beach, quartiere bene di Los Angeles dove inizialmente viene a crearsi qualche attrito con il personale della nuova scuola.

Una comedy fresca e pungente sulle famiglie speciali che non hanno alcuna intenzione di piangersi addosso.

Nel palinsesto invernale di abc, Speechless si inserisce perfettamente e senza stonare troppo accanto ad altri titoli come The Real O’Neal, Modern Family o Fresh Off The Boat (ma anche The Goldbergs, giusto per citarli tutti), tutte commedie garbate che non alzano mai troppo i toni o le aspettative, ma hanno un pubblico fedele e appassionato, specifico per ogni titolo. Speechless é quindi un tassello perfetto che si inserisce nel contesto perfetto, pur differenziandosi in maniera netta per la scelta di raccontare una famiglia speciale senza prendersi troppo sul serio e ironizzando anche e soprattutto sulle esagerazioni di chi farebbe di tutto pur di essere eticamente e politicamente corretto (ed in genere, per l’appunto, non fa altro che rendersi ridicolo).

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