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Storks

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Per tradizione, hanno da sempre portato i bambini, consegnandoli sull’uscio di casa a neo-genitori in trepidante attesa di un pargolo. Evidentemente questa storia é sempre piaciuta a Nicholas Stoller, sceneggiatore e co-regista di Storks – Cicogne in Missione, forse molto più della versione alternativa che vuole i neonati farsi trovare sotto i cavoli. Stoller ne ha fatto un film di animazione, colorato e buffo quanto basta per richiamare alla nostra mente i classici Disney.

Le simpatiche cicogne che vediamo in Storks sono diverse da quelle che ci aspetteremmo: nostri l’attività di consegna neonati è gestita da una perfetta catena di montaggio su scala industriale e tutto procede spedito, collaudato dall’esperienza e dalla inesistente concorrenza in quel campo. Ma diciotto anni fa qualcosa in questo oliato ed apparentemente perfetto meccanismo si inceppa: un impiegato fallisce nella sua missione di consegna e la merce non recapitata rimane nel magazzino a causa di un problema con il localizzatore (simil-GPS) che dovrebbe guidare i volatili verso la meta. Basta questo intoppo per mandare in crisi l’intero sistema: le cicogne abbandonano la loro storica attività e si reinventano fattorini per la multinazionale cornerstore.com (una sorta di Amazon fittizia), iniziando a consegnare ogni tipo di merce.

Storks - Cicogne in Missione

Storks – Cicogne in Missione (immagine by TMDB)

L’incidente viene subito occultato, la cicogna “colpevole” viene esiliata e il carico non consegnato occultato in bella vista: una bambina dai capelli rossi di nome Tulip finisce così per passare tutta la sua vita all’interno del magazzino, con il divieto assoluto di uscire e far così sapere al mondo cosa fosse successo. Ma il nuovo severo dirigente vuole a tutti i costi che quella ragazzina vivace venga “licenziata” perché nella sua smania di rendersi utile e mostrarsi responsabile non fa altro che combinar pasticci. Ma il buon Junior, zelante dipendente ed erede dell’impero industriale, proprio non se la sente di mandar via la ragazzina, quindi finge di promuoverla a nuova mansione e la relega in un ufficio ormai in disuso, proprio quello dove arrivava la posta per le richieste di bambini.

Ma proprio da quell’ufficio abbandonato da quasi due decadi inizierà una vera e propria odissea. Tulip riceve infatti una missiva, firmata da un bimbo desideroso di avere un fratellino con cui giocare. Da questo piccolo colpo di scena strappalacrime inizierà un viaggio surreale di Tulip e Junior, che si troveranno alle prese con un inaspettato neonato da consegnare alla sua nuova famiglia.

Gag a non finire, due protagonisti inbranati con cui non si fa alcuna fatica ad immedesimarsi e buoni sentimenti a pacchi sono gli ingredienti di questo film realizzato dalla Warner Animation Group, la stessa che ci ha regalato quel piccolo, gigantesco gioiello che è The Lego Movie.

Sarebbe tutto perfetto se non fosse per il messaggio di fondo che si vuole far passare e trasmettere alle nuove generazioni: a quanto pare nessuno è immune al proprio destino, indipendentemente da quanto ci si possa sforzare. Un messaggio che proprio non ci piace, seppur trasmesso in totale buona fede.

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