Film

The Imitation Game

Le ultime tre generazioni devono molto ad Alan Turing. Un uomo che nel silenzio del segreto militare ha cambiato le sorti di un conflitto e che nel silenzio della storia è riuscito a gettare le basi per una grande rivoluzione, chiamata computer.

Ad un anno dalla storica riabilitazione del suo nome, passata attraverso la grazia postuma concessa dalla sovrana Elisabetta II, era necessario far conoscere al grande pubblico la vita e il genio di questo mite matematico inglese, sull’onda del successo delle numerose biografie e produzioni cinematografiche, come ad esempio le ultime su Steve Jobs o la pellicola molto più recente dedicata alla vita del fisico Stephen Hawkings.

Ispirato alla biografia di Andrew Hodges, Alan Turing. Storia di un enigma, il film racconta la breve vita da matematico di Turing, partendo dallo specifico episodio (una rapina) che ha portato allo scoperto la sua omosessualità. Arrestato proprio per questo, Turing racconterà brevi stralci della sua vita ad un poliziotto, facendo emergere il suo passato al servizio dei servizi segreti britannici durante il secondo conflitto mondiale, ma anche la sua adolescenza da “ragazzo diverso”.

Il sapiente uso di flashback ci farà scoprire un Touring molto simile al John Nash di A Beautiful Mind, introverso, tendente all’autistico (alla Rain Man, per intenderci), concentrato sui numeri e appassionato delle sfide per la mente, che siano cruciverba sui quotidiani che pericolose macchine come Enigma, lo strumento utilizzato dai nazisti per crittografare le loro comunicazioni. Turing viene reclutato per far parte del team di scienziati che sarebbe poi riuscito a scoprire il segreto di Enigma, cambiando le sorti di un conflitto che altrimenti sarebbe durato molto più a lungo (e con molte più perdite umane). Partendo dai suoi studi universitari sulla cosiddetta “macchina di Touring”, riuscì a progettare e realizzare una macchina in grado di eseguire complessi calcoli molto più velocemente di quanto potesse fare l’uomo, una macchina “programmabile” per eseguire diverse operazioni, con lo stesso principio con cui lavorano ancora i moderni computer.

Ma la segretezza delle operazioni segrete prima e la discriminazione per la sua omosessualità poi, hanno compromesso irrimediabilmente la reputazione di Turing, dimenticato dalla scienza e dalla storia e relegato a poche righe enciclopediche. Tutto questo nel film emerge con tanta forza ma senza morbosità. La storia in sè e la grande interpretazione di Cumberbatch sono senza dubbio la colonna portante del film, che pecca soltanto in alcuni punti, come ad esempio la fedeltà alla storia (ma è un film, ci può stare) o la romanzata relazione con la collega interpretata da Keira Knightley, per quanto faccia sempre piacere un personaggio femminile forte e intelligente come co-protagonista.

Poca scienza e poca guerra, quindi, in questo biopic: tutto ruota attorno alla mente di Touring, alla corsa contro il tempo per decifrare Enigma e per avere una vita “normale”  nonostante tutto. E al di là della grande interpretazione del protagonista e della sceneggiatura, un’altra grande forza del film è la celebrazione del genio e la condanna delle ingiustizie subite da Touring stesso e da tanti altri durante quegli anni difficili (ma anche oggi, non ce lo dimentichiamo mai).

Il dialogo tra il matematico e il poliziotto regala delle battute meravigliose sul pensiero di Turing (una su tutte: la scelta di chiamare Christofer la sua “creatura”, un omaggio al grande amore adolescenziale ma anche al significato letterale del nome stesso) e che riesce a commuovere sempre con garbo e a risultare credibile nonostante tutto.

Da vedere assolutamente, consigliatissimo.

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