Ephraim Goodweather (per gli amici Eph) ed i suoi colleghi del CDC sono chiamati a far luce su un mistero che non ha precedenti (se non in Fringe, ma questa è un’altra storia): un aereo appena atterrato al JFK di New York rimane in pista a porte chiuse e motori spenti. Nell’epoca del terrorismo e della paranoia a stelle e strisce per quanto riguarda gli attentati aerei, vengono mobilitate tutte le forze di sicurezze e, come dicevamo, il CDC. Nell’aereo sembrano tutti morti eccetto un piccolo drappello di individui apparentemente sani. Non ci vorrà molto a scoprire che in realtà qualcosa di estremamente antico quanto pericoloso è stato lasciato uscire dall’aereo e sta iniziando a diffondere morte e paura tra gli abitanti della grande mela.

 

La stiva dell’aereo nascondeva infatti quella che sembra a tutti gli effetti essere un’antica e massiccia bara, che secondo Abraham Setrakian, ufficialmente gestore di un banco dei pegni (ma ufficiosamente reduce da un campo di concentramento e studioso/cacciatore di creature pseudo-demoniache), avrebbe dovuto contenere una creatura pericolosa. Ci viene descritta come una sorta di vampiro ancestrale, dai grandi poteri e capace di “infettare” ignari esseri umani attraverso un virus vampirico, trasmesso da bianchi e sottili vermi.

  

Una trama che sembra, e che a tutti gli effetti lo è, molto più mitologica che sovrannaturale. Se è vero che la squadra ammazzavampiri formata da membri del CDC, il vecchio armeno già citato, un disinfestatore ed una hacker sembrano usciti da un fumetto post-apocalittico e promettono battute e combattimenti in stile videogames, non mancherà anche una massiccia dose di realismo (per quanto pseudoscientifico) che ci presenterà il vampirismo sotto una luce molto più credibile rispetto alle mille leggende e ad altrettante trasposizioni.

Questo non vuol di certo stare a significare che The Strain è una serie realistica e scientificamente accurata, semplicemente significa che quanto di bello ci ha regalato Del Toro come regista ed autore (anche del libro da cui è tratta la serie) viene fedelmente rappresentato sullo schermo (ed è uno dei principali motivi per cui lo stesso regista ha scelto di vendere la propria creatura alla FX). Atmosfere dark, spiegazioni credibili, un paio di colpi di scena per episodio ed una abbondante dose di citazioni da vecchi film horror sono gli ingredienti principali di una serie che è sembrata sprecata per la programmazione estiva, solitamente dominata da prodotti leggeri o “esperimenti” per testare il gradimento del pubblico (fatte le dovute eccezioni, of course). Infatti, pur ricordando nella trama almeno 5-6 altre produzioni, questo The Strain riesce già dal pilot ad assumere una propria identità, decisamente originale: un giusto mix di pathos e fantascienza che non ha annoiato il pubblico e ha permesso il rinnovo lampo della serie dopo un solo episodio andato in onda.

 

 

 

(c) immagini: tumblr – http://blog.italiansubs.net/