Film

Deadpool

Oggi parliamo di Slade Wilson, ops scusate Wade Wilson. Parliamo infatti di Deadpool e non della sua “controparte” DC Comics, Deathstroke, sebbene i due abbiano molto in comune. Al di là del cognome, entrambi sono mercenari, specializzati nell’uso di diverse armi letali, con una particolare abilità nell’uso di armi bianche.  In questo Deadpool di casa Marvel,  Wade (Ryan Reynolds)  è un ex mercenario ormai ritiratosi dal servizio attivo, che svolge lavoretti anche su commissione per rimediare a torti o in aiuto di vittime inascoltate dai canali ufficiali. Un film particolare nel suo genere, non solo per il personaggio: in primis va segnalato il budget decisamente ridotto per un cinecomics e pari ad “appena” 60 milioni di dollari, cifra quasi ridicola se paragonata a pellicole altisonanti anche di prossima uscita. Inoltre, il film è stato voluto fortemente dal protagonista stesso, che figura nei titoli anche come produttore.

Quello che questo titolo, attesissimo tanto dai lettori più accaniti dei fumetti quanto dai fan di un’altra tipologia di “anti-eroe” marveliano, conosciuto l’anno scorso con l’improbabile combriccola di ladruncoli intergalattici di Guardiani della Galassia, ci racconta è essenzialmente una storia d’amore. E come tutto in questo film, anche quello che sembra un idillio perfetto tra due anime gemelle, nasconde in realtà delle particolarità. Wade conosce e si innamora all’istante di Vanessa (Morena Baccarin), di professione prostituta, con la quale le cose procedono per mesi in maniera perfetta, regalando ai due una luna di miele anticipata lunga e felice, fino a quando una terribile notizia non cambia completamente le carte in tavola. Wade scopre infatti di avere un cancro giunto ormai allo stadio terminale e si affida alle cure di del dottore Ajax, il quale fa di tutto per poter risvegliare in lui alcuni geni mutanti, riuscendo nell’impresa ma sfigurandolo orrendamente.

Deadpool è completamente diverso da qualsiasi altro cinecomics, perchè come nel fumetto, il nostro mercenario in tuta rossa è consapevole di essere all’interno di un film/fumetto e tutto verte su questo punto: accompagna lo spettatore durante tutta la storia, interpellandolo tramite la rottura della quarta parete. Irriverente e scorretto, commenta malignamente quasi ogni evento, compresa la produzione del ciclo di film degli x-man e se stesso.

Pellicola di debutto del regista Tim Miller, sconosciuto a molti nonostante sia il direttore dello studio blur, che ha nel suo portfolio lavori del calibro di Assassin’s Creed: Unity, Halo Wars 2, e Mafia III. Indubbiamente Ryan Reynolds ha scommesso moltissimo su questo ruolo e sull’intero film, che lui stesso ha voluto fortemente, in quanto operazione di rivalsa dopo la sua sfortunata partecipazione ad un altro cinecomics (lanterna verde) Secondo il mio modesto parere ci è riuscito alla grande.

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