Serie TV

The Chicago Code

A Chicago non è affatto un mistero che l’Aldermanno (figura politica a stelle e strisce che credo sia analogo – o per lo meno quanto di più vicino possa esistere – al nostro consigliere/assessore comunale) Gibbons sia riuscito a farsi rieleggere e ottenere un grande consenso perché grande distributore di favori più o meno legali. Egli ci viene infatti presentato come l’esempio della grande corruzione che si annida tra le reti della politica della grande e cupa città americana, corruzione che il nuovo capo della polizia vuole a tutti i costi eradicare. Teresa Colvin, questo il suo nome, non è solo la più giovane donna a ricoprire questo importante ruolo, ma è anche una ex poliziotta determinata ed onesta, che deciderà di non piegarsi a mazzette e poteri forti, inimicandosi politici e finanziatori. Convinta che qualcosa possa e debba cambiare, nominerà capo della speciale task force anticrimine il suo ex partner Jarek Wysocki, scontroso ed integerrimo quanto il suo nuovo capo. La serie, che ha il pregio di presentarci il lavoro di polizia da due diversi punti di vista, quello del detective fedele al duro lavoro su strada e quello della sua ambiziosa collega, che ha deciso di fare carriera convinta di poter cambiare le cose senza sporcarsi troppo le mani, ha avuto anche l’ambizione di voler essere un po’ tutto: un po’ procedural, un po’ legal, un po’ crime puro. Forse per questo suo voler strafare non è riuscita a conquistare un largo pubblico, tanto che la FOX ne ha deciso la cancellazione dopo una sola stagione, nonostante le grandi aspettative ed un team di autori di tutto rispetto, a cominciare da Shawn Ryan, mente dell’ancor più cupo The Shield. Un vero peccato, considerate le enormi potenzialità che questa serie aveva da offrire.         

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