Film

Batman v Superman: Dawn of Justice

Teniamoci stretti i bei ricordi di una delle campagne marketing più lunghe in assoluto, iniziata appena ufficializzato l’annuncio che, effettivamente, un film con protagonisti Batman e Superman ci sarebbe stato. Teniamoceli stretti anche se non ne potevamo più di tweet sponsorizzati o sondaggi ridicoli che ci costringevano a prendere posizione tra l’Uomo d’Acciaio e l’Uomo Pipistrello, preannunciandoci uno scontro epico al di fuori del classico schema buoni-contro-cattivi. Dobbiamo aggrapparci a questi ricordi perché quello che abbiamo visto al cinema in questa calda primavera 2016 non ha niente di epico, niente di sensazionale e assolutamente nulla che valesse le ore spese a fantasticare e cercare foto e news sul web come un invasato qualsiasi (per non parlare dei soldi del biglietto, ma i soldi spesi per la cultura, seppur di pessima qualità, sono ancora soldi ben investiti).

Ci si aspettava un film con due protagonisti di spessore, due “buoni” per eccellenza che si affrontano perché forse uno dei due ha smarrito la retta via o chissà per quale altra ragione, e ci hanno propinato un melodramma in 3 atti in cui due “buoni” vengono fraintesi. Il Cavaliere Oscuro, visibilmente in crisi di mezza età, si ricorda di avere un vuoto affettivo da colmare fin da quando perse i genitori ed ereditò una fortuna, quindi toglie dalla naftalina costume e giocattoli tecnologici e torna per le strade di Gotham a seminare il panico tra i criminali. La spinta per tornare in attività nonostante un grave lutto del passato (non quello già citato) e a dispetto delle tempie brizzolate, gliela fornisce l’alieno più famoso dell’universo DC Comics, che due anni prima, nel tentativo di sconfiggere una pericolosa minaccia per la Terra, il generale Zod, finisce per combinare qualche disastro sparso qua e là, tra cui la distruzione di mezza Metropolis ed un paio di quartieri di Gotham, incocciando con la sua forza kriptoniana anche contro la torre della Wayne Enterprise. 

  

Batman V Superman: Dawn of Justice inizia proprio così, ricordandoci ancora una volta che Bruce Wayne, quando perde una persona cara, sfoga la sua rabbia indossando orecchie di plastica e mantello, deciso a portare giustizia dove i canali tradizionali non riescono. Il film però, sulla carta dovrebbe essere il sequel naturale di Man of Steel (anche se nei titoli Superman sembra destinato al ruolo di co-protagonista) quindi l’attenzione si sposta quasi subito sullo statuario giornalista del Daily Planet e sulle sue paranoie perenni. Il Clark Kent che ci presenta ancora una volta Snyder è capace di entrare nel bagno di casa, dove Lois è immersa nella schiuma fino al collo, ed iniziare un discorso sulla genuinità delle sue azioni da supereroe, lasciando noi spettatori basiti e anche perplessi sulle modalità di corteggiamento di Kripton e del Kansas. Come se non bastasse, dopo anni di carriera mite e sottomessa alle direttive del suo capo, dopo un solo passo falso del vigilante di Gotham, che sembra abbia marchiato un delinquente come una vacca da allevamento, Kent si impunta e decide a tutti i costi di scrivere un articolo di condanna, etichettando Batman come un uomo che interpreta la giustizia in maniera del tutto arbitraria, sentendosi sia giudice che esecutore di leggi proprie.

Forse Superman, condannando le azioni di Batman trova un modo personalissimo per scagionare se stesso dalle accuse che gli vengono poste da una commissione governativa, presieduta dalla senatrice Finch. Convinto di agire sempre e solo in buona fede e con nobili intenti, l’Uomo d’Acciaio viene visto come un dio benevolo da una parte di cittadini, ma anche come un onnipotente in grado, se solo lo volesse, di distruggerci tutti in un istante, una bomba ad orologeria che il Congresso sceglie di tenere sotto stretta osservazione. Uno dei principali sostenitori della teoria che vede Superman come una potenziale minaccia ha un nome tutt’altro che sconosciuto: un certo Lex Luthor, milionario e visionario imprenditore a cui piace passare per filantropo. Il nome e la storia ricordano uno di quei Villain con la V maiuscola, il geniale Lex Luthor della LexCorp con ambizioni degne di Frank Underwood e le capacità ingegneristiche in grado di tenere testa ai poteri di Superman, ma quello che vediamo in Dawn of Justice non è altro che la sua caricatura. Se c’è da trovare il difetto peggiore tra i tanti di questo film, esso è senza dubbio la caratterizzazione del personaggio di Luthor, che qui vediamo ritratto come un ragazzino pazzoide con delirio di onnipotenza, che con i soldi e l’inganno tenta di manipolare gli eventi per guadagnare credito. Odioso fin dalle prime apparizioni, questo personaggio non farà nulla di estremamente cattivo nè di estremamente intelligente, se non un discreto scambio di battute con Superman. Non farà nulla nemmeno la “creatura” di sua invenzione, quel Doomsday che compare sì e no ad un passo dai titoli di coda. Lo stesso inglorioso destino che subisce la povera Wonder Woman, relegata a oggetto del desiderio e della curiosità dell’attempato Bruce Wayne, che per sua natura non sa resistere ad una gonna.

La trama è decisamente il punto debole di Batman V Superman: superficiale, incoerente e poco omogenea, essa tenta ripetutamente di incastonare tra loro tutte le storie parallele, riuscendoci solo in parte e generando una buona dose di confusione. Altro punto debole, come già accennato poco fa, è la caratterizzazione dei personaggi. Non me ne vogliano né il regista né i due sceneggiatori, ma della storia dei traumi infantili di Bruce Wayne ne abbiamo tutti piene le scatole, così come della lotta interiore tra Superman e la sua coscienza. Potevamo invece fare a meno di QUEL Lex Luthor, di quell’illuminazione pessima (d’accordo che a Gotham non splende mai il sole ma…) e di quell’indugiare sui primi piani di un protagonista che è espressivo solo come meme.

Parlando per l’appunto del protagonista, forse l’aspetto più discusso in assoluto di questo film ancor prima che uscisse nelle sale, il buon Ben Affleck è forse colui che ha deluso meno in assoluto. Non riuscirei mai a perdonargli la scarsa espressività e il fatto di aver rovinato il film su Daredevil su cui avevo puntato davvero molto a suo tempo, eppure lo applaudo per questo Bruce Wayne decisamente credibile e con mascella e muscoli al posto giusto, seppure ancora imperfetto (ma con il cameo previsto in Suicide Squad, il film monografico e quello sulla Justice League, ci sono decisamente tempi e modi di aggiustare qualcosa).

A conti fatti, cosa salvo di questa pellicola? Alfred, a cui pensavo di non affezionarmi, dato che il mio cuore batte per altri attori che in passato o attualmente in altre produzioni, lo hanno interpretato, la Batmobile e gli inseguimenti mozzafiato in stile Fast & Furios Gotham Drift, i battibecchi tra Wayne e Kent e buona parte della colonna sonora (non quella durante lo scontro finale). Il fulcro di tutto, ovvero la lotta tra uomini e dei, questi ultimi incarnati sia dall’alieno di Krypton che dall’amazzone Wonder Woman, è declinato in maniera simile a quanto già visto in Man of Steel. In questa ottica, noi siamo rappresentati dall’umanissimo Wayne, che incarna in sé tutti i dubbi ma anche la curiosità dei mortali verso queste creature che sembrano a tutti gli effetti dei nostri simili, ma che hanno particolarità che ci fanno gola e ci spaventano allo stesso tempo.

Eppure io invito tutti ad andare al cinema o aspettare il dvd per questo Batman V Superman: Dawn of Justice. Batman rimane sempre il mio personaggio preferito tra tutti i supereroi e non sfigura nemmeno in una pellicola che quasi lo ridicolizza; inoltre è una premessa necessaria per il prossimo film sulla Justice League, in arrivo nel 2017.

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