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Hung

Quando la crisi economica in cui ora siamo immersi fino al collo era solo agli inizi, un professore di educazione fisica di liceo alle prese con un brutto divorzio ed un incendio alla propria abitazione, decide di mettere a frutto il dono di madre natura che fino a quel momento aveva usato meno: le dimensioni del suo organo riproduttivo. L’incipit sembra quello di un film dei Vanzina o di una comedy demenziale, ma Hung è ben altro. Ray Drecker – questo il nome del nostro prof – non è nè stupido da far ridere nè ha lo charme di un gigolò come Richard Gere (nel famoso film, non nella vita, :P). Non ha nemmeno idea di come funzioni l’intrattenimento di signore annoiate in cerca di un uomo che le soddisfi, tanto che si affida al più improbabile dei papponi, Tanya. In un lontano passato Ray era una stella dello sport che ha visto la sua carriera frantumarsi dopo un grave infortunio. Ha sposato la sua storica fidanzata che l’ha mollato per un ricco dermatologo e deve sopportare anche l’abbandono dei due amati figli adolescenti. Ma il fortuito incontro con Tanya, sua vecchia conoscenza, e la disperazione, lo porteranno alla “piccante svolta lavorativa” che a conti fatti gli porterà più problemi che ricchezze. Il bello di Hung è proprio il fatto che racconti le situazioni imbarazzanti e surreali che capitano quando dei poveracci entrano in un mondo che di fatto non appartiene loro, scatenando eventi in grado di auto-ingigantirsi in un lampo. Purtroppo oltre alle gag legate alla “seconda professione” di Ray e al suo rapporto con alcune donne incontrate (rapporti dei più disparati) c’è ben poco. Non si è mai avvistata una trama orizzontale degna di nota, nè un’analisi approfondita di dinamiche e personaggi. Una serie che va apprezzata senza aspettative e per quella che è (e non per quello che poteva essere) e che è stata cancellata dopo tre stagioni caratterizzate da ascolti altalenanti. Gli amanti del genere apprezzeranno il ruolo di un giovane ma già fisicamente ben dotato Stephen Amell 😛

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