Serie TV

Jane the Virgin

Proprio quando iniziavi a pensare che Selfie fosse quanto di peggio il palinsesto autunnale americano potesse offrire, ecco che sbuca in casa CW questa comediola liberamente ispirata ad una telenovela venezuelana da cui riprende la trama principale. Jane è una giovane aspirante insegnante, traumatizzata dalla donna materna iper religiosa che la vorrebbe vergine fino al matrimonio per evitarle lo stesso destino della madre, rimasta incinta a 16 anni ed abbandonata dal fidanzatino di allora. La mamma di Jane, per nulla preoccupata dall’atteggiamento talebano della genitrice, poco fa per impedire che la figlia diventi una giovane sessualmente frustrata e nemmeno condanna certe teorie medievali. Jane cresce determinata a non sciupare il suo organo riproduttore, e fiera della sua fede, vive una vita felice e spensierata. Un po’ meno felice e spensierato è il suo fidanzato, che sembra comunque rispettare la volontà dell’amata senza troppe storie. Un giorno però, contrariamente ad ogni logica, etica e rispetto per lo spettatore, una ginecologa particolarmente distratta e depressa per questioni di corna saffiche, invece di mettere incinta la moglie di un riccone e visitare Jane, inverte le procedure, e farcisce l’ombelico della nostra intonsa protagonista.

 

E così, tra uno stereotipo sui latinos e l’altro, ritroviamo la stessa colonna sonora di vecchie glorie come Ugly Betty e il grande repertorio della gestualità e mimica facciale degna delle peggio telenovelas sudamericane, con l’aggravante di volere a tutti i costi sembrare “diversa” puntando sulla narrazione esterna (stile Pushing Daisies) e introducendo un intrigo di emozioni miste amorose/d’onore/materno con un pizzico di mistero. Ovviamente essere vergine ed incinta porta con sè inevitabilmente una componente religiosa importante, che trascina con sè anche questioni morali scontate (sono incinta ma non lo volevo: dovrei abortire o il pubblico devoto di CW si aspetta che tenga il pupo e magari mi innamoro del padre così gli angioletti non piangono?) e stucchevoli riflessioni da anni ’40. Insomma, una roba trash e melensa.    

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