Film

The Boxtrolls

Dopo due piccoli gioielli di animazione come Coraline e ParaNorman, lo studio Laika ripropone la stessa formula vincente e presenta un’altra delicata storia sulla diversità, adatta a tutti e per nulla banale.

Nella vittoriana cittadina di Cheesebridge (in italiano tradotta in Pontecacio) gli stravaganti abitanti vivono le loro giornate celebrando l’amore per il loro più prezioso e ricercato bene: il formaggio. Il sindaco è l’aristocratico Lord Gorgon-Zole, leader dell’elite cittadina delle tube bianche (perchè indossano tutti dei lunghi cappelli di questo colore), ristretta cerchia di consumatori del miglior formaggio della zona, in cui il perfido Archibald Arraffa desiderebbe entrare per poter alzare il suo rango sociale (e non fare nulla tutto il giorno se non mangiare formaggio).

Per potersi guadagnare la stima necessaria a poter indossare anch’egli una tuba bianca, Arraffa si dedica anima e corpo alla lotta contro i famigerati Boxtrolls, creature che vivono nelle fogne e che amano “vestirsi” con vecchie scatole di cartone (da cui il nome). Nonostante siano creature timide e gentili, Arraffa li descrive nel corso degli anni come spregevoli mostri affamati di formaggio, che ogni notte essi rubano ai poveri cittadini di Pontecacio. Il pettegolezzo peggiore su di loro riguarda però il presunto rapimento di un bambino, che in realtà i Boxtrolls hanno salvato anni prima e cresciuto come uno di loro, chiamandolo Uovo.

Durante una ronda notturna per scovare ed intrappolare i Boxtrolls, viene catturato Fish, la cosa più vicina ad un padre adottivo per Uovo, e il giovane decide di tentare il tutto per tutto per salvarlo. Conosce così la coetanea Winnie Gorgon-Zole, viziata figlia del sindato, che riconosce in lui il bimbo rapito anni prima, ma non tarderà a scoprire quanto la realtà sia diversa dalle voci di piazza.

La lotta per la liberazione dei compagni e la riscoperta delle proprie origini sarà il filo conduttore del film, che senza mai risultare pedante o “bacchettone”, ironizzerà sul tema del diverso, del pregiudizio e delle “etichette sociali”.
Nonostante alcune sterili polemiche circolate in rete, alcune tematiche importanti inserite nella trama (come i due padri o personaggi trans) non solo arricchiscono la storia e la rendono più credibile, ma sono trattati con estrema delicatezza che non scade mai nel semplicismo, trasmettendo solo messaggi di tolleranza ed integrazione. 

Ancora una volta lo studio Laika dimostra il suo valore, con questo adattamento del libro di Alan Snow “Here Be Monsters!”, realizzato con il solito, perfetto equilibrio tra animazione classica, 3D, computer grafica e stop motion.

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