Film

Thor: Ragnarok

Dopo Avengers Age of Ultron e durante Civil War ci siamo chiesti che fine avesse fatto il Dio del Tuono versione Marvel, quel Thor che era stato più volte nominato e mai visto. La risposta arriva ora, con l’uscita al cinema del capitolo forse meno serio dell’intera saga dedicata agli eroi dei fumetti (sì, perfino meno serio di Guardiani della Galassia). Era necessaria una spiegazione e forse proprio per evitare di dover fornire risposte rapide ed insoddisfacenti durante i primi dieci minuti del prossimo film, si é pensato di regalare al pubblico un film goliardico e divertente, tutto su Thor, che fungesse da anello di congiunzione tra l’universo degli Avengers e lo spazio dei Guardiani (che sappiamo già, si troveranno tutti insieme in Infinity War, di prossima uscita).

Thor: Ragnarok

Thor: Ragnarok – immagine by IMDB

Tornato ad Asgard dopo aver salvato il nostro mondo ancora una volta insieme ai Vendicatori, il Dio del Tuono (Chris Hemsworth) scopre che il suo malvagio fratello Loki (Tom Hiddleston) si é impadronito del trono assumendo le sembianze di suo padre Odino. L’assenza del legittimo sovrano risveglia la potente Hela (Cate Blanchett), dea degli inferi, che minaccia di vendicarsi del lungo esilio portando ad Asgard il Ragnarok, la distruzione totale. L’unica divinità a poter competere con la potenza di Hela é proprio Thor, che però viene fatto prigioniero dall’altra parte dell’universo. Tenuto in prigionia e costretto ad intrattenere il sovrano Grandmaster (Jeff Goldblumcon combattimenti in pieno stile gladiatorio, Thor incontrerà proprio nell’arena, un vecchio amico, Bruce Banner (Mark Ruffalo) nei panni di un Hulk ancora più grosso ed arrabbiato.

Thor: Ragnarok

Thor: Ragnarok – immagine by IMDB

Il giovane regista Taika Waititi ce la mette proprio tutta per trasformare il tormentato Dio del Tuono che abbiamo imparato a conoscere in una macchietta, cucendogli addosso l’etichetta di anti-eroe che di fatto già apparteneva a StarLord dei Guardiani. Thor: Ragnarok si palesa già dalle prime sequenze: musiche famosissime (The Immigrant Song presente in maniera oserei dire prepotente), un uso decisamente invadente del ralenti e colori iper-satuti in pieno stile anni ’80. La scelta di Waititi di stemperare fortemente i toni e privilegiare battute e spettacolarizzazione dei combattimenti invece che buon senso e continuum, ha certamente diviso il pubblico, ma sembra aver convinto quasi tutti, critica compresa, che anche una genuina risata possa rientrare nella logica dell’eterna lotta tra bene e male.

 

 

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