Film

Transcendence

Tecnologia e umanità: la produzione cinematografica fantascientifica si crogiola da sempre in questo binomio. Posso quindi definire “Trascendence” un film innovativo? No. Posso definirlo un film interessante? Sì. Trascendence nasce alla luce dei traguardi che le applicazioni informatiche raggiungono a ritmi sempre più sostenuti. Johnny Depp è Will Caster, un ricercatore che, insieme al suo team di cui fa parte anche Morgan Freeman, ha assemblato un’intelligenza artificiale in possesso di un’autocoscienza: PINN. In fin di vita a causa di un attentato terroristico, volto ad impedire l’ulteriore sviluppo e l’applicazione di PINN, la moglie risucirà a caricare la coscienza del Dott. Caster in un pc ottenuto sviluppando il progetto iniziale.

Il nuovo Caster, completamente smaterializzato e connesso in rete (quindi onnipresente e probabilmente onniscente) inizierà con la ricerca e l’accumulo di risorse per garantirsi la sopravvivenza, a duplicarsi, a stabilire il controllo su quanto lo circonda a scapito (in tutto o in parte) della gente e del territorio dove si insedia: come farebbe un virus, una macchina o un uomo. Nasce quindi, figlio dell’eterno dualismo Uomo-Macchina, un nuovo scontro: Umanità – Intelligenza Ibrida. Difficile dire se l’ “essere” all’interno della macchina sia il Dott. Caster, anche se i ricordi sono i suoi; difficile capire se in effetti la macchina abbia sviluppato un’autocoscienza. A tutta questa confusione (voluta e cercata) si aggiunge però una confusione nella trama e nello svolgimento degli eventi. Quei processi logici affascinanti, che sono alla base dei presupposti che rendono possibile lo svilupparsi della trama, si indeboliscono o vengono completamente a mancare poco prima della sua conclusione: come se a un certo punto non si sapesse più come muoversi per chiudere il tutto e scrivere “The End”. In bocca rimane il rammarico di aver visto disattese le premesse di uno spunto, nonostante tutto, originale.

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