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Atlanta

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Abbandonati (anche tra non poche polemiche) i panni del buon Troy nella sfortunata Community, Donald Glover si è dedicato anima e corpo al progetto Atlanta, serie dalla lunga gestazione che è andata in onda a settembre di quest’anno sul canale statunitense FX.

Glover interpreta Earnest Mark, giovane venditore di carte di credito di Atlanta che non riesce a guadagnare abbastanza per vivere dignitosamente. Abbandonato il college, Earnest è in rotta con i genitori e ha anche una figlia piccola da mantenere. L’unica speranza per non farsi compatire ed etichettare come fallito è riposta in suo cugino Alfred Miles, in arte Paper Boi, aspirante rapper.

Earnest tenta in tutti i modi di convincere Paper Boi ad assumerlo come manager, con la promessa di fargli scalare tutte le classifiche musicali, ma il rapper non sembra riporre molta fiducia nel giovane e volenteroso cugino.

I just keep losing. I mean some people just supposed to lose? For balance in the universe? I mean… like, are there just some people on Earth who supposed to be here just to make it easier for the winners?

Acclamata quasi all’unisono dalla critica, Atlanta si inserisce nel folto mazzo delle black comedy a stelle e strisce: raccontando la realtà con un punto di vista dissacratorio e condannando la società moderna senza mezzi termini, la “creatura” di Donald Glover somiglia a quel piccolo capolavoro che è Master of None (senza arrivare ai suoi livelli) ma anche alla novità agrodolce dell’anno, Better Things. La diversità, che potrebbe essere il punto debole per “esportare” Atlanta al di fuori degli Stati Uniti, è il tema centrale: la cultura hip hop, la musica nera per eccellenza dei nostri tempi.

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