Serie TV

BoJack Horseman

Siamo in una realtà parallela del tutto simile alla nostra se non per la convivenza tra esseri umani e animali antropomorfi. Negli anni ’90 la sitcom Horsin’ Around, nonostante una trama banale e stucchevole, ebbe un enorme successo, così come il protagonista, il cavallo BoJack Horseman. Ma una volta spente le luci della ribalta, BoJack non é riuscito a ritrovare la fama e oggi vive nella sua lussuosa villa di Hollywood, circondato da ricordi della gloria passata e cercando di sopravvivere alla depressione un giorno dopo l’altro, consumando quantità imprecisate di alcool e trovando sollievo solo nel rivedere le vecchie puntate della sua sitcom. Attorno ad un protagonista così stereotipato ruotano personaggi altrettanto confezionati: l’agente arrivista con cui BoJack ha una tresca, il nullafacente che vive abusivamente a casa sua, colleghi più famosi da odiare anche solo perché felici.

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Ma l’errore più grande che possiate fare prima di approcciarvi a BoJack Horseman é proprio quello di credere che sia una commedia agrodolce su un cinquantenne fallito di Hollywood.

Questo cartone animato destinato ad un pubblico adulto é in realtà un concentrato di generi, un mosaico di istantanee sulla vita delle star di Hollywood ricco di citazioni occulte e riferimenti alla realtà, nato per dissacrare e divenuto spunto di riflessione. Il tono delle battute di BoJack Horseman é quello tipico del black humor: dissacrante e spietato, ma lo stile si discosta molto da qualunque altra serie animata di questo genere.

BoJack riesce a farci sorridere nonostante parli sostanzialmente di autocommiserazione, alcolismo e depressione clinica. Senza mai offendere nessuno se non lo star system nel suo insieme, questa innovativa serie Netfix parte con il freno a mano tirato per poterci abituare alle personalità dei comprimari, ma poi esplode in tutta la sua fredda ironia:

nei 25 minuti di cui si compone ogni episodio vediamo un cliché dissacrato, frammenti del passato di BoJack ed il tentativo disperato di tutti di rimettere in sesto la propria esistenza.

Difficile non trovare almeno un personaggio per cui non “fare il tifo” o con il quale non identificarsi, nel mix uomini-animali disegnato sapientemente dalla mano della poco più che trentenne illustratrice Lisa Hanawalt, a cui va il merito di aver saputo cogliere al meglio lo spirito che l’autore, Raphael Bob-Waksberg (anch’egli poco più che trentenne) ha voluto imprimere alla sua serie. Inserito online nel catalogo Netflix per la prima volta nell’agosto del 2014, BoJack Horseman é un gioiellino noir che piacerà moltissimo ai disillusi e ai cinici cronici (come chi vi scrive in questo momento).

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