Al settimo piano della sede CIA a Langley, Charleston Tucker dirige l’unità di analisti che, una volta raccolte le informazioni da ogni sede e ogni fonte ufficiale, ha il compito di compilare il rapporto ufficiale con le principali minacce alla sicurezza nazionale. Il rapporto finirà soltanto tra le mani del presidente degli Stati Uniti e le minacce devono essere riportate secondo una precisa gerarchia, dalla più importante a quella meno urgente. In base a questo rapporto quotidiano, il presidente deciderà interventi militari ad hoc o prenderà decisioni importanti di politica interna. Ma Charlie non è soltanto il referente CIA incaricata di intrattenere queste relazioni con il presidente, è anche la ex fidanzata del figlio del presidente stesso, che in questa serie è una donna di colore ex militare (evviva l’abbattimento simultaneo di razzismo e sessismo!). In una missione nella lontana Kabul, nel bel mezzo della campagna elettorale per la presidenza, Aaron – questo il nome dell’uomo – muore durante un’imboscata. Da allora Charlie si tormenta cercando di ricordare gli ultimi istanti di vita del fidanzato, per poter scoprire i mandanti dell’agguato e dare delle risposte al suo presidente. Il rapporto tra le due donne è quindi stretto ma estremamente complesso, soprattutto quando, tra giochi di palazzo e vecchi scheletri nell’armadio riaffiorati nel momento peggiore, la fiducia da sempre riposta nella bionda agente CIA inizia a vacillare pericolosamente. State of Affairs è quindi una serie tv che tenta di mischiare le storie di spionaggio con quelle politiche, cercando di rendere credibile Katherine Heigl come analista della CIA, nonostante la spietata concorrenza di un pezzo da novanta come la Claire Danes di Homeland, che la supererebbe in credibilità anche se smettesse improvvisamente di recitare per metà stagione. Ma a parte questo infelice paragone, il personaggio di Charlie risulta antipatico perchè somiglia a quella compagna di scuola bella, figlia di papà raccomandata a cui tutto riesce con facilità e che ottiene il lavoro migliore nonostante gli sforzi di tutti i colleghi. Una serie edulcorata, fin troppo ambiziosa, che spesso scade nel gossip e che non riesce nemmeno ad essere credibile la metà di altre serie già poco credibili di loro in fatto di scrittura, come Scandal.