Che lo abbiate studiato a scuola o meno, di certo avrete sentito parlare almeno una volta de “Il Milione”, in cui un avventuroso mercante veneziano racconta il suo viaggio lungo la via della seta e la sua vita alla corte del Khan. Libro che più che per il viaggio in sé o le dettagliate descrizione degli sfarzi e delle abitudini di corte, è stato il punto di riferimento per cartografi e studiosi per secoli (e scusate se è poco, spesso noi italiani ci dimentichiamo delle nostre stesse imprese).

In questa trasposizione USA, prodotta da Netflix, conosceremo un giovane Marco, che nella Venezia del tredicesimo secolo decide di seguire il padre nei suoi viaggi commerciali in Oriente, determinato a seguirne le orme. Ma la via della seta è lunga e piena di pericoli ed imprevisti, così al loro arrivo alla corte del Kublai Khan, a Niccolò Polo non rimane altra scelta che “scambiare” il proprio figlio per il permesso del sovrano a commerciare e passare per il suo regno.

Così il giovane e inesperto mercante, già provato dal lungo viaggio, si ritrova ad essere una via di mezzo tra un prigioniero ed un ospite d’onore. Verrà introdotto alle usanze ed i costumi della corte del Khan e si allenerà con un maestro di arti marziali cieco ma estremamente abile, mentre tenterà di conquistare la fiducia del sovrano, nel frattempo impegnato a pianificare le battaglie per il possesso della Cina.

Netflix ci ha negli anni abituato a prodotti di qualità, che in pochi altri avrebbero avuto il coraggio di produrre e mandare in onda senza prima “smussarli” per renderli adatti al grande pubblico. Questo Marco Polo, al di là del fatto che per il pubblico oltreoceano rappresenti una novità assoluta (mentre da noi la Rai aveva prodotto uno sceneggiato di successo che spesso di notte vediamo riproposto come ennesima replica) promette di ricreare atmosfere vicine a quelle che abbiamo imparato ad amare in Game of Thrones. Vedremo quindi una Venezia nel pieno della sua gloria, tanto deserto e veramente tanta Cina: i suoi colori, i suoi sfarzi e i suoi costumi, così diversi per noi quanto potevano esserlo per un giovane mercante italiano del 1200, che non può che rimanerne affascinato.

Purtroppo però, al di là di un abile gioco di regia e fotografia, spesso incontreremo delle incomprensibili scelte narrative che faranno storcere il naso, non tanto per l’accuratezza storica (scordatevela, in fondo è fiction) che nessuno di noi si aspettava, ma quanto per alcune situazioni che vedremo descritte e che sembrerebbero fuori luogo persino nel tredicesimo secolo. Ma in fondo cose del genere, che hanno ben poco di oggettivo (ciò che sembra ridicolo a me può apparire geniale ad un altro paio di occhi) le si trovano anche in serie di ambientazione fantasy, soltanto che in quel caso non possiamo fare paragoni con la storia, quella vera.

Ma al di sopra di ogni possibile critica, la serie ha comunque un grosso potenziale, sviluppabile in ben più di una stagione. L’ambientazione esotica, le battaglie, la cultura mongola e quella cinese, gli amori ed i costumi fanno sognare delle trame avvincenti; inoltre l’ottimo cast (e qui si torna a lodare il talento italico, considerato che Marco e suo padre Niccolò hanno le fattezze di Lorenzo Richelmy e Pierfrancesco Favino) riesce a compensare molto bene eventuali pecche in fase di sceneggiatura.

Una serie a cui dare una possibilità, perchè non sarà Game of Thrones, ma non è nemmeno un Da Vinci’s Demons (e lì si salvava veramente ben poco).